passatore 2018

La più bella.

 

Diciamolo subito, non l’ho corsa.
Diciamolo subito 2, è una semplice corsa (a piedi) di 100km. La distanza da Bologna al mare per intenderci. O da Firenze a Faenza.
E’ il passatore.

 

E’ una corsa che affascina: cominci a corrichiare, i 10.000, la prima mezza e la maratona. E poi arriva il il tarlo dell’ultramaratona.
La curiosità di sapere cosa succede a correre 50-70-80-100 km.
La curiosità a pensarti a correre di notte, attraverso gli appennini.

 

Ci sono un po’ di amici che quest’anno la corrono, l’hanno preparata molto e bene, abbiamo fatto tante uscite insieme e qualche gara, io non me la sentivo ancora di correrla, ma non li volevo lasciare soli e così quando cercavano qualcuno che li seguisse in bici per supporto, non potevo che propormi.

 

Sono lungo quando scrivo di una mezza maratona, molto lungo quando vi racconto una maratona, una 100km potete immaginare, sorry. Come fanno i siti quelli seri ve lo metto anche io. Tempo di Lettura: 10:30

 

I ragazzi partono da Firenze alle 15:00, c’è un gran bel sole, quasi troppo.
Io arrivo in macchina a Faenza, prendo un trenino e scendo alle 15:30 a Borgo San Lorenzo (circa al 32esimo km di gara). Inforco la bici e risalgo il percorso.
Risalgo perchè sì, non bastassero i 100km c’è anche un bel po di salita (e discesa per fortuna).

 

Non ci sono ancora atleti, ma tutto è pronto, i ristori, le persone a bordo strada affacciate ai balconi.
Comincio la salita verso il passo delle croci (16esimo km) e finalmente arrivano le moto apricorsa con la macchina giuria e il primo. Sta facendo un ritmo che non terrei sul km secco. Passa 1 minuto e arriva un gruppetto tra cui Re Giorgio Calcaterra, che non posso non salutare con un “grande Giorgio” e da gran persona com’è non può che ricambiare con un sorriso e un cenno della mano.

 

Continuo a risalire incito tutti, è una gran emozione.
Arriva la prima donna (a bomba) e subito dopo il primo cappone. Inversione a U e grandi incitamenti a Marco che ci stava dando di brutto. Altra inversione e altri incitamenti agli altri runners che arrivano.
Ormai come un mantra ripeto “grande, dai, forza, bravissima”.

 

Mi rivedo in tutti quei ragazzi che stanno andando oltre. Oltre se stessi, oltre gli altri.
Arrivano gli altri capponi Marco, Matteo, Isaac, Alessio, Giuse, la Titty e il doc, Fabione, qualcun’altro che non ricordo il nome perchè ho la memoria di un pesce rosso, ma che ho incitato come più potevo. E poi arrivano loro…

 

Li senti in lontananza, fanno un tale casino che riempie il cuore e fa sparire la fatica.
Perchè sì, sto faticando anche io, ho letteralmente sottovalutato il fatto che mi dovrò fare più di 100km in bici e sono 5 anni che non la uso…
Apre la Sabry, il sergente.
Seguono Andre il bellissimo, Paolo il trombettista e braccio destro, Pullega (semplicemente Pullega e ringraziare a poter correre con lui), Riky sorrido sempre e comunque, Chris la porto a casa vedrete, Vito e la sua miniera di forze nascoste, Luca e quell’abbraccio (spoiler), Francesco la freccia del sud, Marco e la testa che ti porta oltre le gambe.

Li ho trovati, li ho beccati e non li lascio più.
Stanno tutti bene. Li vedo belli carichi. Hanno già fatto le prime due salite, il sole non li ha risparmiati ma sembrano proprio belli carichi.

 

Chiacchieriamo un po’, la discesa verso Borgo San Lorenzo lo permette, mi faccio raccontare e imparo anche a come dare assistenza. Sembra facile ma aiutare i tuoi amici non è semplicissimo, farlo senza dare fastidio agli altri anche meno.

 

Ai ristori ci fermiamo sempre, fa tanto caldo e idratarsi è fondamentale. Distribuisco i sali, faccio qualche foto e qualche video.

 

Ci raggiunge l’Alle e la teniamo in balotta in mezzo al gruppo. Viaggiano ad un buon ritmo i ragazzi, senza forzare ma senza perder tempo.


 

Stiamo per arrivare al primo grande bivio della giornata: Borgo San Lorenzo.
Paesino carino per carità, ma da lì partono i 16km di salita della colla, la prima vera grande paura e incognita.

 

Non si fa in tempo a pensare alle paure che appaiono… Lucio il fantasista e il fido Saffo.
Sono gli ultrà del gruppo, non corrono ma sono venuti per farsi sentire e caricare i loro amici. Basta guardare gli occhi dei miei compagni di viaggio e sentire la tromba di Paolo che suona per capire quanto gli abbia fatto bene.

Un saluto, un in bocca al lupo, un bel ristoro e si riparte. C’è la colla.
Inizia in sordina la maledetta: salita dolce, falsi piani, brevi discese e qualche metro di piano, ti verrebbe quasi voglia di spingere, poi ti ricordi che sei ad 1/3 della tua fatica e saggiamente la Sabry detta un ritmo sereno e guardingo.

Noi ciclisti ci stacchiamo un attimo (sono l’ombra di Lambo, è il silente capo di noi quattro) e andiamo avanti a cercare un posto dove mangiucchiare.
Troviamo un forno che smercia panini pizze e focacce di ogni tipo. Birretta e li aspettiamo.

 

Superiamo un ragazzo con passeggino e bimba.
(breve parentesi)
Prima reazione: che figata.
Seconda reazione: Sei serio?? La bimba era circondata dalle sue cose, giochi, pupazzi, libri, cosine da mangiare, il papà gli raccontava le storie, cantavano insieme, aveva anche la sua pila ed era felice. Ma 13 ore in passeggino le ha fatte…
(fine della parentesi)

 

I ragazzi passano che siamo a metà birra, finiamo con calma, inforchiamo i nostri bolidi e si riparte.
Non c’è più discesa, ci sono sempre meno falsi piani e sempre più salite vere.
Passano i chilometri, ora è solo salita, tutti intorno a noi camminano mentre risaliamo il gruppo alla ricerca dei nostri.
Scambiamo anche qualche chiacchiera. Ho anche il tempo di sentire “io gli amatori che si dopano non li capisco, non ci rientri neanche coi soldi che spendi…”
Ah è per quello che non bisogna doparsi, perchè non è conveniente.
Che sia immorale, antisportivo, pericoloso per il tuo organismo frega niente. Benessum.

 

La salita è interminabile per me che sono in bici…
Ho il cambio rotto e non mi entra la moltiplica piccola (banalizzo: sto facendo la salita con un rapporto da pianura).
Per risparmiare energia non ho acceso nè il Garmin nè Strava per cui non ho idea di quanto manchi.
Tutto questo per dire che posso solo immaginare quanto stiano facendo fatica quelli a piedi.

 

Ci riuniamo, siamo al 42esimo. Una maratona fatta. Ne manca un’altra e poi 10 miglia per sciogliere ma questo pensiero lo tengo per me.
Non c’è più il sole, siamo in mezzo al bosco e i ragazzi si coprono e si tolgono le cose sudate. Ecco ora siamo proprio importanti.

 

Ripartono, io faccio stretching ai quadricipiti e via anche noi.
Ci supera un’ambulanza e una seconda e una terza. Non sono pensieri belli quelli che ci vengono, ma ci convinciamo che vada tutto bene (e a quanto so io fortunatamente nessuno è stato particolarmente male).

 

Arriviamo, finalmente arriviamo (tra un ingorgo di macchine di accompagnatori che non permette nenache ai bus con le sacche con i cambi degli atleti di passare), arriviamo.
Era la prima incognita, la prima meta e l’hanno superata!!
Sono le 22:30, è ormai buio buio che non è una ripetizione è un rafforzativo.
Altra sosta, recuperiamo la Titty e il doc, altro cambio, indumenti notturni, frontale in testa e via.
Sono bellissimi, un gruppo ancora festante e ridanciano di lucine che si inseguono a vicenda rincorrendo altri gruppetti lungo la discesa bella ampia che porta a Marradi.

 

Marradi, ah Marradi.
In discesa Paolo non si tiene 🙂 “Lascio andare un po’ le gambe…”.
Io mi assicuro che nessuno abbia bisogno per i prossimi km e provo ad allungare alla ricerca di Giuse e del Pres che dovrebbero essere poco più avanti.
Stanno andando forte, tutti e due. Troppo forte, non li riprenderò e a Marradi aspetterò di nuovo i ragazzi riposandomi un po’.

La discesa è bellissima, in bici non faccio neanche fatica e posso godermi il paesaggio, il silenzio, la fatica che fanno i corridori.
La colla a scendere è simile a salirla: discesa decisa dopo la vetta, poi più morbida ed infine un po’ di sali e scendi e falsopiani.
La prima parte aiuta, le gambe non vanno spedite ma vanno quasi per inerzia, è quando cominciano i pianetti che vedo la fatica arrivare. Si insinua piano piano e si accumula, lenta ma inesorabile.
Per assurdo è ora che più delle gambe serve la testa perchè quando pensi che sei al 60esimo e manca ancora una maratona (poco meno) se non hai la testa e la voglia è un attimo che molli.
E purtroppo Riky molla. In realtà lo so che l’ha fatto per correrla l’anno prossimo con me e lo ringrazio.

 

Marradi. 65esimo. Li sto aspettando. Arriva Paolo, dopo 8 minuti anche gli altri.
Baci e saluti e per non freddarsi troppo Paolo riparte, ne ha, ne avrebbe per farne 140 probabilmente.
Noi ci compattiamo, Marradi è il secondo spartiacque dopo la colla.
Da qui a Faenza la discesa è poco più che un proposito.
Siamo in piena notte, se prima faceva tanto caldo ora fa freddino.
I km da fare sono ancora tanti.
Qui capisci quando ti dicono che il passatore comincia a Marradi, non ci credevi e invece è così.
Vengono fuori tutti i problemi, mal di stomaco, crampi, fatica, ginocchia tignose, alimentazione sbagliata.
Marradi è un maledetto pettine che porta tutti i nodi a galla.

 

Si riparte, vari cominciano a fare fatica. Io e Lambo ci ritroviamo a fare da staffetta tra chi fa fatica e non riesce a tenere il passo e chi senza accorgersene allunga.

 

Sta diventando complicato per tutti, nessuno va al suo ritmo, nessuno riesce a prendere un ritmo. Dopo il 70esimo non dico più “rallenta che dietro si staccano” ma “vai regolare che non vai fuori giri”.
Arriviamo al ristoro del 75esimo. Fabrizio è tonico, l’ho seguito gli ultimi 5 minuti e siamo arrivati per primi, si ristora e mi guarda come se dovesse chiedermi il permesso. O forse più che permesso è un segno di approvazione tipo “dimmi che non sono pazzo se allungo”.
Non c’è bisogno, lui capisce gli altri capiscono.
Ci dividiamo in 2 gruppetti, naturalmente.
Lambo in coda io in testa.
Tutti quanti mi impressionano, hanno negli occhi quella lucida follia, quella luce determinata che sanno cosa stanno facendo e cosa stanno per fare.

 

Mi scrive Giuse un messaggio, sono scoppiato, sono all’80esimo.
Capisco subito cosa devo fare e parto, lo trovo fuori dalla tenda del ristoro di Brisighella, più di là che di quà.
Con molto tatto lo guardo e gli urlo “Cazzo fai? sei già all’83esimo muovi il culo che andiamo”.
Rinasce, ripartiamo. Con calma, chiacchiero molto io, cerco di tenerlo impegnato, facciamo 5 km tutti di corsa ai 7:00-7:30.
Sta dando tutto.
“Camminerei un attimo adesso”. Cosa posso dirgli? C’è bisogno di rispondere? Ok, ma cammino anche io che ormai la sella ha piallato tutto quello che poteva piallare.
Alterna corsetta e camminata per 9 km.
L’alba è gia arrivata. Incrociamo anche Fabione!
Arriviamo al 97esimo, cartello Faenza. Non ha la forza ma lo so che una lacrima e un brivido gli passano sulla faccia.

Si gira a destra dopo una rotonda, lungo rettilineo verso l’arrivo.
Incrociamo chi sta tornando indietro dopo aver tagliato il traguardo verso un meritato riposo, l’emozione è indescrivibile per me, non oso immaginare per lui, per tutti quelli che stanno compiendo questi ultimi passi.

 

Ultimi 200 metri, corre, gli caccio un gran urlo “ce l’hai fatta Giuseeee”
Ci sono altri capponi venuti a festeggiare e ci sono i “fuggitivi” quelli che avevano ancora un po’ di energie che sono già arrivati.

 

Neanche il tempo di salutare che giro la bici e torno dai miei ragazzi, dò il cinque e incoraggio tutti quelli che incontro.
Incrocio Lambo che sta arrivando al traguardo “Stanno arrivando, hanno detto di andare” la mia risposta è stata tipo “ma va cagher mi sono fatto 110 km per loro figurati se li lascio alla fine”.

 

Li trovo, stanno camminando, sono proprio cotti ma dentro vedi che sta per esplodere qualcosa di magico.
1500-1200-800-500 lentamente ma inesorabilmente il traguardo si avvicina.
Scappo avanti giusto gli ultimi metri per poter fare il video finale.
Eccoli.
Urla.
Abbracci.
Lacrime.
100.
Fine.

Bis…