Pronti, partenza, via: parcheggi abusivi

Cantava così, lentamente quasi sussurando, Elio dal palco di Sanremo in una inguardabile tuta argentata (memoria mia non mi tradire).

pronti, partenza, via…

 

 

PRONTI: La sensazione degli ultimi giorni di preparazione in riposo forzata è stata proprio quella di essere in un lento ma inesorabile (e inesorabilmente lento) avvicinarsi al grande momento.

La chat con gli altri amici iscritti impazzava di messaggi più o meno deliranti. Da richieste sugli ultimi aggiornamenti meteo triangolati con la Nasa e Plutone alla più semplice domanda stile gita delle medie: “Voi cosa vi portate?” “La crema da sola ce l’avete? vasellina?” (ai runner serve per evitare abrasioni dovute allo sfregamento… Sì cioè allo sfregamento da corsa dai ci siamo capiti).

 

 

Ma la domanda peggiore me la fa Filo: “A che ora saremo alla colla secondo te?”
Apriti cielo, o meglio apriti google docs. Gli condivido il file che ho fatto. Perchè sì, l’attesa senza poter far nulla mi sta uccidendo (come quando nel ’98 Babbo Natale mi portò Gran Turismo per la Playstation ma noi eravamo in montagna e la play ovviamente a Bologna e quindi tutte le notti mi leggevo avidamente il libretto delle istruzioni. Tutto. Da capo. Tutte le notti…), dovevo fare qualcosa e allora ho scaricato da Strava la traccia km per km del passatore corso da Cassani e l’ho proporzionato su di una proiezione di 13 ore e di una ottimistica di 12. Aggiungendo pause per i ristori, alla Colla in cima alla salita per cambiarmi e tutto quanto il necessario.
Ok mandate la neuro a casa e la scorta al povero CT. Quando mi prenderanno dite che: “Sembrava tanto una brava persona, sorrideva sempre”.

 

Insomma, tutto calcolato nei dettagli. Anche la logistica. Venerdì mi prendo ferie e vado a Faenza a ritirare i pettorali con Filippo, lasciamo giù la mia macchina (che prenderemo al ritorno) e torniamo con la sua moto.
Venerdì sera aperitivo con amici per stemperare la tensione, la notte si dorme il giusto e sabato mattina pronto a partire con lo zainetto e il bacio della mamma (moglie in questo caso) e via in treno con i ragazzi.

Passo il tempo a ripsondere ai tanti amici che mi mandano un pensiero (non c’avevate proprio niente da fare eh), mi fa un gran piacere e mi carica l’ansia 🙂

 

 

 

 

 

Ci troviamo quasi tutti i Capponi al ristorante prefissato per fare un bel carico di carboidrati verso le 11:30. Niente tagliatelle al ragù a Firenze mi raccomando… Poi tra una finta dissimulazione di ansia e un’altra prendiamo il nostro bel Tram per arrivare al deposito borse. Ci cambiamo, 2 foto, ultimi preparativi, un super abbracciona alla mia piccola Vero pronta anche lei a partire, il pieno di acqua e poi via di nuovo sul Tram per arrivare alla partenza.

 

         

 

 

 

 

PARTENZA: Firenze non è una città come le altre. Senza togliere niente alla splendida Russi dove ho corso l’ultima maratona, ma quando entri in piazza del duomo a Firenze ecco un po’ di emozione ti sale, se poi sei lì per correre e in piazza trovi migliaia di altri runners, pronti come te a partire per una 100km, ecco che le farfalle che stai zittendo da giorni in pancia cominciano a fare le capriole altrochè svegliarsi.

 

Parentesi meteo: sole e 26 gradi. Non fà caldissimo (l’anno scorso ce n’erano più di 34) ma è praticamente il primo caldo dell’anno, gli utlimi 2 mesi ha quasi solo piovuto, ho preso la neve, all’alba c’erano costantemente 6-8 gradi, meglio il sole della pioggia per carità, ma bisogna tenerlo d’occhio.

 

 

 

Avete presente un piccolo cucciolo di cane? Quando entra in una casa nuova, battezza qualcuno (normalmente un bimbo) e lo segue come fosse la sua musa. Ecco Filo mi segue neanche fossi una bella figa. “io faccio quello che fai tu”. Il ragazzo è teso, ma non capisco perchè segua proprio me che sono un esordiente… Avrà gli stessi gusti di Fra…

Riusciamo a  fare varie foto di gruppo nonostante il casino e le persone che si inseriscono tra noi e il povero fotografo senza pensarci e poi ognuno è libero. L’ultima pipì, una camminata, chi si vuole mettere in griglia, chi si ripara all’ombra della cupola del Brunelleschi.

 

 

 

14:40: siamo noi quelli seduti all’ombra della meraviglia del Brunelleschi, parliamo di cagate. Siamo talmente sereni che ci sembra sia che il tempo non passi mai, sia che vada inesorabilmente avanti. Fortuna che come al solito, quando meno te lo aspetti, ecco spuntare Edmund. Non poteva che essere così.

14:50: ci alziamo e ci mettiamo in griglia, siamo praticamente ultimi, l’atmosfera è veramente stupenda ma al sole fa proprio caldo. Visto che non sono stupido, almeno non troppo, oltre alle 2 soft bottle che ho nel gilet (diciamolo pure che è della Salomon ed è una figata tanto non leggeranno mai queste righe e non hanno bisogno del mio giudizio per convincere qualcuno della bontà dei loro prodotti) ho riempito una borraccia di acqua che tengo in mano. La usiamo subito per bagnarci un po’ cappellino e coppino come i tedeschi 80enni con i calzini bianchi e le ciabatte davanti al David. Notare però che dream team siamo…

 

 

 

VIA: 14:59 Parte un applauso di tutta la piazza, conto alla rovescia: 5, 4, 3, 2, 1, viaaaaaaa, ho la pelle d’oca (anche adesso a ripensarci) corriamo tra due vere ali di folla tra turisti che non aspettavano altro che ce ne andassimo (ma adesso si godono lo spettacolo) e amici che sono lì a spingerci a divertirci e a dare il massimo.
50 metri e ci fermiamo, c’è una macchina della polizia, parcheggiata, che blocca metà percorso PARCHEGGI ABUSIVI.

Facciamo tutto il giro della piazza fermandoci un paio di volte causa ingorghi umani e poi via per Firenze ad un ritmo molto blando perchè in mezzo ci sono anche vari camminatori.

Salutiamo Edmund, intravvedo la Vero e ci avviamo verso Fiesole.

 

 

Tanta attesa, siamo partiti e non ci sembra neanche vero. I primi 3 km in pianura passano in un attimo. Poi comincia Fiesole.

Ci arrampichiamo sulla collina di Firenze, tra ville, cipressi e i primi scorci su Firenze. Va beh lasciamo stare le foto che sono quel che sono…

I km da fare non sono pochi e lo sappiamo bene, approcciamo la salita molto tranquilli ma correndo. Presto però Filo mi chiede di camminare qualche rampa più dura. Nessun problema, sappiamo bene che questa salita e il caldo rischiano solo di distruggerci le gambe e che i pochi minuti che potremmo guadagnare rischiano di essere tanta sofferenza e decine di minuti persi alla fine.

La tabella meticolosa e precisa che mi ero fatto è completamente andata a farsi benedire perchè da quanto ero concentrato sul tempo non mi sono scritto i passaggi e ovviamente non me li ricordo. Meglio così.

 

 

Nonostante il ritmo tranquillo risaliamo il gruppo e salutiamo un po’ di Capponi che incrociamo sul percorso. il grande Giova, la Titty, le due stoiche Alinda e Teresa, Marco e Simona.

Il primo tratto di salita è il più complicato, al ristoro c’è un sacco di gente, decidiamo di non fermarci avendo le nostre scorte di acqua. Passiamo per un paesino e ne approfitto per fermarmi ad una fontana a riempire la borraccia di acqua bella fresca che ci versiamo addosso ma senza esagerare.

Chiacchieriamo tanto ma capisco già che Filo ha qualcosa che non va. Ha paura, ha ansia. Non ha metabolizzato il numero 100.

Provo a distrarlo un po’, provo a convincerlo che è preparato, che è pronto, che non deve farsi prendere dall’ansia, che stiamo semplicemente correndo insime come fatto per mesi. Sembro riuscire nel mio intento, sarà che la strada spiana con tratti in leggera discesa, sarà che facciamo qualche chiacchiera con altri corridori, riusciamo ad andare avanti, col nostro passo anche perchè non abbiamo nessun obiettivo di tempo ma andiamo.

 

Al 12esimo km arriva Ada in bici, il tempo di salutarlo e lo riperdiamo dopo 100 metri al ristoro. Riprendiamo le nostre chiacchiere ma i tarli di Filo non se ne sono andati.

Torna Ada, chiacchieriamo, guardiamo il POLAR solo per vedere la distanza fatta, non ho la più pallida idea del ritmo che abbiamo tenuto e quale potrebbe essere la proiezione, stiamo solo mettendo metri, km nello zaino. Solo questo ci importa.

Arriviamo in cima all’OLMO, finita la salita.

 

 

 

 

Succede tutto in un attimo: Filo mi guarda e mi dice “Vai Poz, vai”. “Tranquillo Filo andiamo insieme fino alla colla almeno”. “No per favore Poz vai”.
Capisco che le sue paure lo stanno attanagliando, si sente in difetto, come se mi stesse rovinando la gara e anche s enon è vero capisco che è meglio per tutti che lo lasci, con la mia presenza sto solo aggravando la sua crisi.

Lo saluto con una promessa, di vederci a Faenza e che muova il culo. Prendo Ada da parte un attimo, gli spiego cos’è successo e gli dico che vado avanti, che lui venga quando vuole, l’importante è che ci sia alla Colla per il cambio. Per il resto deve stare con Filo e portarlo fino alla fine.

Non faccio in tempo a riprendere la corsa che mi sembra di essere sul Mortirolo insieme a Nibali tra due ali di folla.

Avevamo corso fino ad ora su strade chiuse. Qui all’Olmo si sono riversati tutti gli amici e parenti che vogliono salutare i runners. Il ristoro è galattico, c’è animazione, tifo, musica, grigliate.

Un’emozione unica!!

Qui all’Olmo cominica la seconda parte del mio passatore, quella che corro in solitaria, quella più difficile…

 

 

SPOILER!! sotto trovate la traccia di tutta la corsa 🙂

Traccia GPX

Scarica il file GPX: download

StravaGPX

Distanza totale: 101480 m
Altitudine massima: 921 m
Altitudine minima: 36 m
Totale salita: 1696 m
Totale discesa: -1726 m
Velocità media: 9.04 km/h
Tempo totale: 12:01:50